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  • Andare oltre

    Andare oltre

    Tu chiamala, se vuoi, crisi di mezza età – anche se di sicuro mi costerà meno di una moto.

    Sentivo questo prurito nel cervello da un po’, finché un bel giorno, quando la mia seconda figlia si preparava per il TOLC (l’esame di accesso all’università), mi sono incuriosita e ho fatto un’esercitazione con thefaculty. L’ho fatta a freddo e l’ho superata subito. A quel punto ho sperimentato una specie di kensho, un breve istante di illuminazione in cui mi sono detta “allora posso”.

    Ho fatto quindi il TOLC insieme a ragazzi del 2007 e mi sono iscritta a Filosofia all’Università di Padova.

    Il perché è semplice: è da decenni che lavoro con il linguaggio, i significati, la comunicazione. Ad un certo punto ho sentito il bisogno di andare oltre, di avere più radici. Studiare filosofia per me è dare un nome alle intuizioni che avevo già, e allenarmi a pensare con più rigore e più libertà.

    Il corso di laurea in filosofia ha il vantaggio di non avere obbligo di frequenza, ma dato che sono tornata freelance posso anche permettermi di andare a lezione ogni tanto senza chiedere permesso a nessuno. Un vero lusso, direi.

    Certo, non studio da un quarto di secolo – almeno non a livello accademico – e la mia formazione precedente è boliviana, quindi c’è qualche lacuna da colmare. Ma ho l’estate davanti e sto già leggendo e studiando con grande entusiasmo.

    Quindi: bentornata sui banchi, Marielita. Vediamo cosa combini.

  • Prima dell’esaurimento

    Prima dell’esaurimento

    Bisognerebbe saper staccare. Prima di arrivare all’esaurimento, prima di perdere pezzi, prima di non riconoscersi nel proprio lavoro, prima di non riconoscersi tout court.

    E invece, gli umani funzioniamo per lo più così in molti ambiti: impariamo attraverso gli errori e ci sono errori molto dolorosi. Non è tutto “fail fast, learn faster”, perché siamo ecosistemi complessi e certi processi richiedono tempo, soprattutto se di mezzo c’è lo sviluppo della consapevolezza di sé.

    Quando si impara a fare conoscenza di sé, si impara anche che è un compito senza fine. Conoscere i propri limiti vuol dire allenarsi a dar credito alla propria percezione e a cogliere i cambiamenti interni, oltre a quelli esterni. Significa che se impareremo a gestire le nostre emozioni, al lavoro ma non solo, non è detto che non andremo più in crisi. Si impara, insomma, a imparare, disimparare e rimparare.

    Impariamo, dunque, a darci la misura giusta. Quella giusta per noi.

  • Le domande non finiscono mai

    Le domande non finiscono mai

    Ci facciamo tante domande, quando iniziano i primi grandi cambiamenti: le prime crisi adolescenziali, la scelta di un percorso di studi, la ricerca di un lavoro. Ci chiediamo chi siamo, dove stiamo andando, chi diventeremo, ne varrà la pena? E andiamo avanti a costruire e a pedalare, con la convinzione di aver trovato risposte e un indirizzo.

    Poi ci ritroviamo a porci altrettante domande, se non di più; abbastanza simili per l’irrequietezza che ci lasciano, sempre più snervanti man mano che ci accorgiamo di aver già risposto in passato ma di non essere più soddisfatti dalle risposte. E quando finalmente siamo soddisfatti delle risposte, ecco che abbiamo nuove e più affilate domande. E ricomincia tutto – non proprio daccapo, perché a un certo punto siamo allenati anche se mai abbastanza da sentirci pronti.

    Una cosa, però, può farci sentire che siamo diventati grandi: capire che non avremo mai finito con le domande – e non spaventarci se le rifacciamo uguali. Le domande che ci facciamo sono una promessa d’amore che rinnoviamo nei confronti di noi stessi.

    Forse, non sono sicura di aver capito l’ultima domanda che mi sono posta ;-)

  • Amici per corrispondenza, prima che ci fosse il web

    Pens plus pals project on Kickstarter

    Qualcuno di voi ha avuto amici per corrispondenza, prima che ci fosse il web? Io mi sono scritta per diverso tempo, da quando avevo 14 a 20 anni circa, con sconosciuti di tutto il mondo (è così che ho migliorato il mio inglese, tra l’altro). Ho pure ritrovato uno di loro qui su Facebook!

    All’epoca si creavano dei piccoli libretti, di poche pagine e di solito delle dimensioni dei post-it, in cui si scriveva il proprio indirizzo, hobby e interessi, e si mandava a qualcun altro che faceva la stessa cosa e poi lo passava a un altro, e così via finché si riempiva e te lo rispedivano. Si chiamavano friendship book e questo nome veniva abbreviato in “fb”! Vedi le coincidenze, i giri della vita… C’erano abbreviazioni per ogni cosa, lo spazio era poco e dovevi conoscere il codice per capirci qualcosa – e ribadisco che non c’erano i motori di ricerca, quindi ci voleva arguzia e intuito e pazienza e dedizione.

    Insomma, alla fine ti arrivava a casa un libretto pieno di indirizzi, colorato, decorato in modi assai creativi perché ognuno compilava cercando di far trasparire la propria personalità. Il tuo indirizzo faceva il giro del mondo e ti arrivavano lettere sorprendenti dalle persone più disparate, trovavi chi condivideva le tue passioni e ossessioni – ho collezionato cartoline per un po’, ho fatto scambi del tipo “ti mando francobolli e tu mi mandi una foto del tuo paese”. Ne conservo ancora qualcuno, lo custodisco con affetto.

    Mi è venuto in mente tutto questo quando ho visto questa campagna di crowdfunding su Kickstarter, che in parte richiama quello spirito. Punta alla valorizzazione della scrittura epistolare, tuttora un mio grande amore e con cui sono pure nati grandi amori e amicizie, non avrei potuto lasciarmi scappare questo bel progetto. Poi vi racconterò. Con una lettera  

  • Cercare con testardaggine

    Cercare con testardaggine

    Bingo! Ho trovato un quadrifoglio, finalmente.

    Ho condiviso la foto del quadrifoglio su Facebook e sono subito arrivati alcuni commenti sulla fortuna, eccoli insieme alle mie risposte:

    Sei la ragazza che non ne aveva mai trovato uno in vita?

    Infatti, è la mia prima volta. Mi arrendevo sempre dopo la prima occhiata, questa volta invece ho ascoltato le parole di Chiara Tasinazzo e ho continuato a cercare.

    Che invidia, spero di entrare anch’io nel club.

    Anch’io provavo un po’ di invidia, mesi fa, perché ogni volta che mi mettevo a cercare un quadrifoglio non trovavo niente, e invece quella “fortunata” della Chiara li trovava ovunque. Che palle! Così a un certo punto ho smesso di cercare. Ma a dire il vero non ho mai cercato con testardaggine, con la volontà di trovare, era più un “vediamo se trovo”. E poi cercavo per qualche decina di secondi, non andavi oltre. Chiaramente se non trovavo nulla in tempi brevi mi sembrava di avere conferma del punto di partenza: io non li trovo, che sfiga, non sono nel club, ecc.

    Fino a ieri, che, complice un momento mio di grande apertura verso la vita in generale e verso di me (e le mie necessità) in particolare, ho deciso di cercare per tutto il pezzo di prato che avevo davanti. Mi sono detta che non potevo dire che non ci fossero quadrifogli se non guardavo bene ovunque! Così, dopo pochi minuti, l’ho trovato.

    Non è fortuna, è voglia di andare fino in fondo, con la motivazione giusta, facendolo per te e non per il trofeo.